Prima di iniziare l’intervista, desidero accompagnarvi in un piccolo viaggio nell’universo di Egoitaliano, partendo da ciò che per me è stato un punto di svolta: l’autobiografia del fondatore Piero Stano, “Nel Salotto di Matera – L’incredibile storia di Egoitaliano” (Rubbettino Editore, 2019).
Tutto ha avuto inizio nella piccola casa-grotta di Piero, incastonata tra i suggestivi Sassi di Matera. È lì che prende forma la visione di un uomo che, fin dalla giovane età, ha scelto di sporcarsi le mani con il lavoro, raccogliendo esperienze preziose lungo un percorso ricco di sfide.
Arrivato all’età della pensione, Piero non ha scelto la quiete, ma ha colto con entusiasmo la proposta dell’amico Nino Scarcella, decidendo di fondare una propria attività nel mondo dei divani e delle poltrone. Un settore competitivo, che ha affrontato con la stessa determinazione che ha sempre contraddistinto la sua personalità.
Cresciuto nella povertà del Sasso, ha sempre posseduto una ricchezza ben più profonda: il coraggio di osare, l’audacia di chi non ha mai avuto paura di reinventarsi.
Tutto ebbe inizio da un semplice ma potente “Sì”.
Era il 22 aprile 2007 quando Piero Stano accettò la proposta di Nino Scarcella, dando vita a un’avventura imprenditoriale che avrebbe presto preso forma nella loro amata Matera. Senza grandi strategie o business plan dettagliati, ma con spontaneità, passione e un’idea chiara in testa, nacque Egoitaliano: un’azienda che progetta, produce e commercializza con il proprio marchio divani e poltrone — in pelle e tessuto — oltre ad altri complementi d’arredo.
Piero Stano non è mai stato il tipo da “pantofole”, ma piuttosto quello da “maniche rimboccate”. Spirito concreto, instancabile e visionario, ha sempre preferito l’azione alle parole.
Il nome Egoitaliano racchiude un significato profondo: vuole esprimere l’idea che qualunque cosa possa essere realizzata, purché rappresenti autenticamente il Made in Italy. Curiosamente, nella parola “Ego”, la “g” rovesciata ricorda la figura stilizzata di una persona distesa: un richiamo visivo al cuore del prodotto, il divano.
Il primo modello realizzato fu un divano in finta pelle bianca, battezzato “Simona”, in onore della figlia di Nino. Da quel momento in poi, ogni nuovo modello avrebbe portato il nome di una figlia o di una nipote, trasformando ogni creazione in un tributo personale e affettivo.
Ed è proprio da qui che partiamo per la nostra intervista, nello showroom Egoitaliano di Verona.
Ad accoglierci c’è Sara Solera, professionista con un’esperienza trentennale nel mondo dell’arredamento, oggi punto di riferimento del team veronese di Egoitaliano.

LA: Come influenzano i colori la persona, a livello psicologico?
Al Salone del Mobile di Milano 2024, con il tema “Frenzy”, è stato evidente ciò che Egoitaliano desidera trasmettere attraverso l’uso audace del colore.
SS: Egoitaliano è un’azienda fortemente caratterizzata dal colore, in un mercato che, purtroppo, tende al neutro. Molti marchi e negozi propongono ambienti totalmente neutri, ma la verità è che la casa lo è già di per sé, e le persone hanno spesso paura di osare. È importante sottolineare che non tutti si sentono a proprio agio con il colore, ma fortunatamente offriamo anche un altissimo livello di personalizzazione sartoriale: ognuno può scegliere ciò che davvero lo rappresenta.
LA: Non temete che, col tempo, l’uso del colore possa “annoiare”?
SS: No, perché il colore non è imposto: è una proposta. È sempre una scelta personale del cliente. Grazie alla mia lunga esperienza da arredatrice, posso dire che molti tendono a fare un “copia-incolla” di ciò che vedono nelle vetrine, che sono per lo più neutre. I colori si sono evoluti nel tempo, ma oggi manca una cosa fondamentale: il supporto personalizzato di chi ti aiuta ad arredare casa. Il consiglio su misura è spesso assente. È lì che entra in gioco la psicologia: non si può proporre un divano rosso a una persona estremamente sobria nei gusti. Serve ascolto, empatia.
LA: Anche nei divani più neutri, però, si nota sempre un dettaglio distintivo, una firma personale.
SS: Esatto! Quel piccolo particolare fa la differenza. Basta anche solo un quadro che hai in casa: puoi richiamarne i colori nella cucitura del divano o nel piedino. Siamo gli unici a offrire dieci tipologie di piedini colorati diversi su ogni modello: è questo che rende davvero “tuo” il divano.

LA: Da dove nasce il nome Egoitaliano?
SS: L’idea è “soddisfa il tuo Ego”. Il concetto di poter personalizzare fino in fondo il tuo divano permette alle persone di esprimere la propria unicità. La frase “Satisfy your Ego” riassume tutto: si tratta di creare un divano che esiste solo per te, con combinazioni uniche di pelle, tessuto, microfibra, bordi, cuciture, persino il filo. È un lavoro certosino sui dettagli.
Oggi, secondo me, il mercato cambierà: non sarà più il prodotto a fare la differenza, ma la persona che ti guida e ti offre consulenza. Piero, nel suo libro, si definisce “zio Piero” — e da lì si percepisce tutto lo spirito di accoglienza e umanità dell’azienda.
LA: So che avete da poco aperto uno store anche a Matera…
SS: Sì, e lì le tradizioni non mancano. Abbiamo creato accessori come cuscini, borsette, oggetti decorativi, ma anche articoli originali come Cocky, il nostro gallo mascotte. Al Sud, un tempo si regalava un ciondolo a forma di gallo agli sposi, come simbolo di prosperità e ricchezza familiare. Noi lo abbiamo reinterpretato in chiave simpatica, realizzandolo con materiali di scarto, in collaborazione con il carcere per sostenere attività socialmente utili. Il ricavato viene devoluto in beneficenza. Anche le cucce per cani, gli orecchini e altri accessori vengono prodotti con materiali riciclati. In Egoitaliano c’è un’attenzione concreta alla sostenibilità: nulla si spreca.

LA: Anche i nomi dei prodotti sono piuttosto originali.
SS: Sì! L’azienda non è convenzionale. Qui non sei un numero nella catena produttiva: anche il “grande capo” viene in negozio e, se serve, sistema un tappeto. È come una grande famiglia, con un’atmosfera bella, coinvolgente, quasi festosa. Qualcuno la definisce “l’azienda dei pazzi”, fuori da qualsiasi schema aziendale tradizionale — ed è vero, ma è proprio questo il nostro punto di forza.
LA: E i clienti come reagiscono a questa originalità?
SS: La apprezzano tantissimo. Il colore, il design fuori dagli schemi, l’originalità dei prodotti: chi entra nel nostro mondo riconosce subito qualcosa di diverso.

LA: Qual è la cosa che oggi i clienti cercano di più?
SS: Oggi i clienti vogliono un divano “da stravacco serale” — comodo, accogliente, con schienali che si reclinano e strutture pensate per il relax. Quando il cliente non ha le idee chiare, bisogna dedicare tempo a capire davvero chi è e come vive la casa. L’obiettivo è sempre lo stesso: creare un divano funzionale ma con personalità. E poi… un sorriso non deve mai mancare. Anche questo fa parte del carattere. Non bisogna vendere a tutti i costi. Il vero segreto del futuro sarà proprio questo: riscoprire la relazione umana. L’arredo non può essere solo estetica: senza rapporto personale diventa tutto impersonale — ma in Egoitaliano, questo è semplicemente impossibile.
LA: E secondo lei, cosa sprigiona davvero il colore?
SS: Allegria, energia, personalità. Capita spesso che le persone entrino in showroom orientate sui toni beige e neutri… e poi escano con un divano colorato. Quella è la soddisfazione più grande.
LA: E i valori su cui Piero ha fondato tutto questo?
SS: Attenzione alla persona, cordialità, disponibilità, e un impegno serio e costante. Sono questi i principi che Piero ha trasmesso — e che resteranno anche nelle generazioni future.

Lascia un commento