CONVERGENZE nasce dall’entusiasmo di studentesse e studenti che frequentano o hanno appena concluso i corsi delle accademie di Hdemy Group: Accademia Cappiello (Firenze) e Nuova Accademia del Design (Verona e Milano). Più di una semplice rivista online, il progetto si propone come un laboratorio editoriale, un’opportunità per esplorare il design attraverso interviste, approfondimenti e analisi, raccontando il presente e immaginando il futuro. Qui, gli studenti non sono solo osservatori, ma autori e protagonisti di un racconto collettivo che intreccia materiali, processi, idee e visioni.

Il nome stesso riflette questo approccio: unire voci, competenze e prospettive diverse per costruire una narrazione sfaccettata del design. Ogni mese sarà dedicato a un tema specifico, scelto dalla redazione attraverso un confronto aperto, per garantire che ogni argomento venga approfondito con originalità e senso critico.

Per inaugurare la rivista, abbiamo scelto un tema di cruciale attualità: la sostenibilità nel design. In un’epoca in cui la crisi ambientale richiede soluzioni concrete, il ruolo del designer diventa centrale nel ripensare materiali, processi e prodotti per ridurre l’impatto sull’ambiente. La nostra redazione ha esplorato la sostenibilità da prospettive diverse, dando voce a designer, aziende e progetti innovativi che stanno ridefinendo il nostro rapporto con gli oggetti e lo spazio che abitiamo. Il risultato è un mosaico di idee e visioni che mostrano come il design possa essere non solo responsabile, ma anche capace di trasformare il nostro modo di vivere.

Uno degli aspetti più rivoluzionari della sostenibilità è la capacità di dare nuova vita ai materiali di scarto. Lisa Cerretini ha esplorato questa dimensione scrivendo di Orange Fiber, l’azienda che trasforma le bucce d’arancia in tessuti innovativi, dimostrando come anche i rifiuti possano diventare risorse preziose. Maddalena Ferigutti ha dialogato con Filipari, realtà che lavora sulla rigenerazione dei materiali, creando prodotti che riducono sprechi e consumi senza rinunciare alla qualità estetica. Ma il riuso non è solo una questione industriale: Ludovica Alberti ha incontrato Toms Skate Craft, un progetto che trasforma vecchie tavole da skate in oggetti di design, unendo artigianato e cultura urbana. Margherita Casanova ha approfondito il lavoro di Vibrazioni Art Design, un laboratorio che trasforma scarti industriali in arredi unici e dal forte impatto visivo.

La trasformazione della materia coinvolge tanto le aziende quanto l’artigianato, dimostrando che ogni materiale può avere più di una vita. Creare oggetti destinati a durare significa sfidare il concetto di obsolescenza e progettare prodotti riparabili, aggiornabili o tramandabili. Izabela Dincuta ha affrontato questo tema con un saggio sulla durabilità nel design, analizzando come la longevità di un prodotto possa contrastare la cultura dell’usa e getta. Nel campo dell’architettura, Pierpaolo Martini ha approfondito il lavoro dello studio Powerhouse Company, che con il progetto Vrijhaven sta ripensando spazi trasformabili e durevoli, capaci di adattarsi alle esigenze future senza necessità di demolizioni e ricostruzioni. Beatrice Albonico ha esplorato il lavoro di Respyre, che sviluppa materiali bioattivi capaci di integrarsi con l’ambiente e contribuire alla rigenerazione urbana. Anche il verde gioca un ruolo chiave: Camilla Caldera si è occupata di Kilometro Verde, un progetto che riformula il concetto di paesaggio urbano, riportando la natura al centro della progettazione delle città.

La sostenibilità non è solo una pratica, ma un racconto che attraversa il tempo. Rebecca Bianchi ha realizzato un approfondimento storico, tracciando il percorso che ha portato la sostenibilità al centro del dibattito contemporaneo. Questo concetto si estende anche alla sperimentazione artistica: Rossana Loperfido ha esplorato il legame tra arte e sostenibilità intervistando Extrapool, un collettivo che utilizza materiali di recupero per creare opere d’arte e installazioni, e la videomaker Ivana Smudja dimostrando come il riuso possa essere non solo un atto di responsabilità ambientale, ma anche un’espressione culturale.

Le ricerche e le interviste di questo numero dimostrano che la sostenibilità non è un traguardo, ma un processo in continua evoluzione. Innovazione tecnologica, saperi artigianali, nuove logiche di produzione e consumo: il design sostenibile è fatto di strade diverse che convergono verso un obiettivo comune. Emergono nuove prospettive sulla progettazione, che non è più solo una risposta alle esigenze del mercato, ma una pratica consapevole che tiene conto delle risorse disponibili, dell’impatto ambientale e della responsabilità sociale. Il design, infatti, non è mai solo una questione estetica, ma un modo di costruire il mondo che abiteremo domani.

Nei prossimi numeri continueremo ad approfondire le tematiche più urgenti e stimolanti del design contemporaneo, con l’obiettivo di rendere CONVERGENZE un punto di riferimento per chi crede nel design come strumento di conoscenza e trasformazione. Vi invitiamo a seguirci, leggere, commentare e – perché no – a entrare a far parte della nostra redazione. Questo è solo l’inizio.

Un sentito ringraziamento a tutte le persone che hanno contribuito alla nascita di CONVERGENZE, in ogni forma e misura, ma sempre con grande entusiasmo. Un grazie speciale al team di studentesse e studenti che hanno creduto nel progetto e hanno lavorato con passione ai contenuti che leggerete nelle prossime settimane, alla grafica del sito e all’organizzazione dei canali social (in arrivo!). Grazie anche ai colleghi di Hdemy Group che, con supporto tecnico, pratico e condivisione di idee, hanno reso possibile la realizzazione di questa rivista. L’augurio è che questo sia solo il primo passo di un progetto destinato a crescere nel tempo, passando di generazione in generazione tra studenti che sapranno raccontare, spiegare e criticare il design del loro presente.

Autore

  • Appassionato di arte contemporanea, creatività e cultura digitale, ho studiato all’Accademia di Belle Arti di Venezia e allo IUAV. Il mio percorso professionale mi ha portato a collaborare con il Victoria & Albert Museum, la Collezione Peggy Guggenheim e il Museum of Contemporary Digital Art. Oggi ricopro il ruolo di Direttore di Sede e della Didattica alla Nuova Accademia del Design.

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