Artista post-mediale e musicista avant-rock, Luca Leggero si muove con disinvoltura tra ambienti fisici e digitali, dissolvendo i confini tra online e offline in opere che spaziano dalla net.art alle performance dal vivo, dalle sculture alle stampe. La sua pratica si nutre della cultura visiva di internet, della memoria dei primi computer, dell’estetica pop e dell’eredità concettuale dell’arte del Novecento, creando un universo in cui colore, tecnologia e percezione si intrecciano in modo sorprendente. In questa intervista, Leggero racconta la sua formazione atipica, il suo processo creativo fluido e il ruolo strategico del colore come “esca visiva” per attivare riflessioni complesse.

VL: Com’è nata la sua passione verso l’arte e come si è evoluta nel tempo?

LL: Fin dall’adolescenza ho avuto una forte passione per la musica. L’arte, al contrario, non aveva mai attirato la mia attenzione. È stato solo nei primi anni del 2000, parallelamente al tuffo nel mondo di internet, che l’arte ha iniziato a incuriosirmi. Senza una formazione artistica tradizionale, il web mi offriva la possibilità di creare opere oggi ascrivibili alla net.art. Questa forma espressiva la sentivo affine ai graffiti: un’arte diretta al fruitore, libera da intermediari e dalle sovrastrutture del sistema artistico convenzionale. Solo in un secondo momento è nato il mio coinvolgimento nel sistema dell’arte, con la collaborazione con curatori e gallerie. Parallelamente, ho iniziato a esplorare le interazioni tra il digitale e il fisico, sviluppando sculture, stampe e performance che indagassero il rapporto tra online e offline.

VL: Come si sviluppa il suo processo creativo e come la sua visione prende forma nell’opera finale?

LL: Ho capito che il mio processo creativo è ben lontano dalla linearità. Spesso, a un’intuizione o a una visione dell’opera finita, segue una fase di ricerca e di verifica del suo senso e del suo valore intrinseco. Parallelamente, mi confronto con gli strumenti tecnologici necessari alla sua realizzazione. Queste “interferenze” con l’idea iniziale non vengono percepite come ostacoli, ma affrontate con un atteggiamento aperto che accoglie le modifiche, fino al potenziale stravolgimento del concetto originario.

Google Art on Canvas (2014-)

VL: Nel corso della sua carriera, come è cambiato il suo approccio al colore? Ha notato un’evoluzione nelle sue scelte cromatiche?

LL: Non credo che il mio approccio al colore abbia subito un’evoluzione nel tempo; è rimasto sostanzialmente immutato. Sono influenzato in egual misura dall’arte concettuale e dalla Pop Art, e di conseguenza il mio lavoro si fonda sulla decontestualizzazione e ricontestualizzazione di oggetti e immagini della cultura comune, con un’attenzione particolare a quella di internet. Lo stesso principio si applica all’uso del colore: non lo impiego in modo emotivo, ma concettuale, come riferimento a specifici contesti culturali.

VL: C’è un colore che la affascina particolarmente o che sente particolarmente legato al suo lavoro?

LL: Non c’è un singolo colore che eserciti su di me un fascino particolare. Piuttosto, sono attratto da palette cromatiche specifiche, evocative di mondi che ho esplorato e continuo a frequentare: la grafica CGA del mio primo computer, l’estetica dei primi siti internet, l’ambiente grafico dei software di disegno CAD e i colori dei sintetizzatori Roland degli anni ’80.

VL: Pensa che l’uso del colore influisca sulla percezione di un’opera, trasformandola in un’esperienza sensoriale piuttosto che in un semplice oggetto visivo?

LL: Il mio interesse nell’uso del colore risiede nella sua capacità di attrarre, proprio come un amo con la sua esca cattura il pesce. Opere come “Material art” o “Home bubble” presentano colori decisi, se vogliamo “catchy”, che mirano a catturare immediatamente l’attenzione dello spettatore. Una volta che l’occhio è “agganciato”, il mio intento è veicolare contenuti più complessi e stratificati.

Material Art (2017)

VL: Le piace sperimentare l’uso del colore anche nel mondo digitale, come ad esempio nel web design, o preferisce seguire degli standard più tradizionali?

LL: Confesso una certa antipatia per il classico sito web d’artista con sfondo bianco e colori neutri, pur comprendendone la logica di esaltare le opere senza alterarne la percezione. Pertanto ho provato a ridisegnare il mio sito, ispirandomi alla palette del mio amato sintetizzatore vintage Roland Juno 106. Ho poi abbandonato l’impresa, arrendendomi alla triste evidenza che forse hanno ragione i designer di quei tanto criticati siti “classici”.

VL: Come immagina il futuro dell’uso del colore nell’arte? Ci sono nuove tecnologie o tendenze che sta esplorando per evolvere ulteriormente nel suo approccio cromatico?

LL: Qualche anno fa, con il collettivo Fora, abbiamo sviluppato “YouSuit”, un progetto di design concettuale incentrato su una tuta realizzata in un tessuto-schermo capace di modulare il colore in risposta a stimoli interni ed esterni. Nel tempo, abbiamo osservato come alcuni stilisti abbiano effettivamente realizzato capi cromaticamente reattivi, culminando nelle innovative creazioni del designer giapponese ANREALAGE. Questa evoluzione rafforza la mia visione di un futuro orientato verso una maggiore fluidità cromatica, dove gli oggetti potranno assumere colorazioni mutevoli e reattive ai nostri input e al contesto ambientale. Per quanto riguarda il mio lavoro, attualmente, la mia attenzione si concentra sull’interazione tra la mia musica e i video nelle performance live.

VL: Se dovesse descrivere in poche parole la sua arte, cosa direbbe?

LL: Duchamp : Leggero = Scacchi : Subbuteo.

Accostando la nobile arte degli scacchi al più popolare e sottoculturale Subbuteo, intendo non solo stabilire le ovvie proporzioni con il maestro Duchamp, ma anche sottolineare il contesto culturale radicalmente diverso in cui operiamo oggi.

Autore

  • Appassionata d’arte fin da piccola, amo esplorare il design in tutte le sue forme: dalla moda alla fotografia, dal disegno all’architettura. Vivo a Malcesine, tra lago e montagne, dove trovo continua ispirazione.
    Dopo un’esperienza in Canada, mi sono avvicinata al web design, al branding e alla comunicazione visiva.
    Attualmente studio Web Design & Communication alla Nuova Accademia del Design di Verona, dove posso dare forma alle mie idee, unendo estetica e funzionalità, ed arricchire le mie competenze in un settore in costante evoluzione.

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Una risposta a “Il reale è solo un’interfaccia: dialogo con l’artista Luca Leggero”

  1. Avatar Giovanni
    Giovanni

    Finalmente possiamo cominciare a mettere dei puntini sulle “i”.

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