Ogni buon graphic designer sa che l’uso dei giusti font, dei loro pesi e delle immagini può trasmettere messaggi chiari, utili e imponenti, capaci di valorizzare il brand o il prodotto.
Forse non tutti sanno che, combinando questi elementi, si può anche denunciare una società stantia, patriarcale e fortemente capitalista.
Questo lo sa bene l’artista visiva Barbara Kruger.
Nata nel 1945 a Newark, nel New Jersey, è cresciuta durante l’età d’oro della pubblicità americana, un fenomeno che ha permeato ogni aspetto della sua vita, influenzando il suo stile ormai inconfondibile.
Ha iniziato la sua formazione alla School of Art della Syracuse University nel 1964, proseguendo gli studi di arte e design nel 1965 alla Parsons School of Design di New York sotto la guida di Diane Arbus e Marvin Israel. L’anno successivo, Kruger ha maturato esperienza diretta nella creazione di contenuti per riviste come page designer presso Condé Nast e come editor di immagini per Mademoiselle e House & Garden. L’organizzazione fisica dei layout per le riviste le ha fornito una comprensione fondamentale della circolazione e dell’impatto culturale delle immagini.
Adottando caratteri tipografici come il Futura Bold Oblique e l’Helvetica Ultra Compressed in tutto il suo lavoro, Kruger impiega le strategie concise di progettazione grafica basate su testo e immagini, comuni nelle pubblicità, per richiamare l’attenzione su sistemi di potere perniciosi.
La sua pratica artistica, che si estende su più di quattro decenni, sfida il modo in cui assegniamo significato ai significanti visivi di fede, moralità e potere.
Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, Barbara Kruger, mentre lavorava come graphic designer per riviste popolari, ottenne riconoscimenti nel mondo dell’arte per le sue immagini basate su fotografie sovrapposte a blocchi di testo in una distintiva combinazione di colori nero, bianco e rosso.
Le sue opere si rivolgono direttamente a noi. Usando pronomi come “Io”, “Tu” e “Noi” e dichiarazioni audaci, l’artista spinge lo spettatore a mettere in discussione ciò che vede e sente nei media mainstream e a contemplare come questi messaggi plasmano le nostre identità e la società.
Ma per comprendere meglio la carica di denuncia presente nella sua arte, è utile analizzare alcune delle sue opere più famose.
I shop therefore I am – 1987/2019

Questa è forse una delle opere più riconoscibili di Kruger, un diretto riff sul famoso detto filosofico di Cartesio “Cogito ergo sum” (“Penso dunque sono”). Utilizzando la sua caratteristica combinazione di testo in grassetto su sfondo rosso e un’immagine in bianco e nero (spesso modificata da pubblicità vintage), Kruger sposta l’enfasi dell’identità dall’intelletto al consumismo. L’opera critica la cultura consumistica contemporanea, suggerendo che la nostra identità è sempre più definita da ciò che compriamo piuttosto che da ciò che pensiamo o siamo intrinsecamente. La frase incisiva e il design grafico immediato rendono il messaggio potente e facilmente accessibile.
Untitled (Your body is a battleground) – 1989

Creata in occasione della Marcia delle Donne a Washington a sostegno della libertà riproduttiva, quest’opera è un potente statement femminista. Presenta il volto di una donna diviso verticalmente in un’immagine positiva e una negativa, sovrapposto al testo “Your body is a battleground”. L’opera denuncia la politicizzazione del corpo femminile e la lotta per l’autonomia fisica e riproduttiva. La divisione del volto simboleggia la polarizzazione del dibattito sull’aborto e il controllo sul corpo delle donne. La scelta di un volto anonimo rende il messaggio universale, riferendosi a tutte le donne.
You Are Not Yourself – 1981

Quest’opera presenta una donna che si guarda in uno specchio frantumato, tenendo in mano una scheggia. Il testo “You are not yourself” è sovrapposto all’immagine. L’opera affronta temi di identità, percezione di sé e le pressioni sociali che frammentano l’esperienza femminile. Lo specchio rotto suggerisce una perdita di integrità e un’identità distorta dalle aspettative esterne. La donna che esamina il frammento sembra alienata dalla propria immagine riflessa. Il messaggio invita lo spettatore a riflettere sulla propria soggettività e su come le forze esterne modellano il senso di sé.
Untitled (You Invest in the Divinity of the Masterpiece) – 1982

Quest’opera combina una riproduzione in bianco e nero di un dettaglio della Creazione di Adamo dalla Cappella Sistina di Michelangelo con il testo “You invest in the divinity of the masterpiece”. Kruger mette in discussione il valore e l’aura che circondano le opere d’arte, suggerendo che il nostro investimento in esse è quasi religioso. Utilizzando il pronome “You”, Kruger coinvolge direttamente lo spettatore, implicandolo nel sistema di valori che attribuisce sacralità all’arte. L’opera può essere interpretata come una critica al mercato dell’arte e al modo in cui il valore artistico viene costruito e percepito.
Ora, attraverso le opere attiviste di Barbara Kruger, ogni graphic designer (e non solo) può comprendere che dietro alle scelte visive c’è sempre un forte messaggio che può essere veicolato fino a smuovere e accendere le menti di chi guarda.

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