Rosso, il colore dell’amore, ma anche del pericolo. Vi suona familiare? L’abbiamo sempre associato a questi significati, ma ciò da noi conosciuto non equivale per forza alla realtà, o perlomeno, non tutta; proprio come diceva Gandhi, “La verità è come un diamante, è una sola ma ha molte facce”, allo stesso modo, vorrei mostrarvi un’altra faccia dei colori, un’altra interpretazione: quella orientale.

In Asia, ogni colore è intrinsecamente influenzato da storia, spiritualità, cultura e tradizioni di ogni singolo paese, le quali possono anche variare tra di loro. Ho deciso quindi di analizzare alcuni stati orientali, e quali significati attribuiscono ai differenti colori, partendo proprio dal rosso.
Per noi occidentali, è associato solitamente alla passione e all’intensità emotiva, ma anche al potere, all’autorità e all’urgenza, al pericolo, come segnali stradali di stop o semafori. Ebbene, a Est assume tutt’altro significato: in Cina ad esempio è collegato a fortuna, prosperità e felicità; viene infatti utilizzato durante il capodanno o i matrimoni, per augurare buon auspicio e scacciare gli spiriti maligni. Un significato molto simile si ritrova in India, dove le spose indossano abiti rossi per simboleggiare fertilità e buona fortuna, oltre che devozione e purezza nel matrimonio. Si differenzia leggermente in Giappone, dove invece è legato in modo più profondo alla spiritualità: lo ritroviamo infatti in molti elementi all’interno dei templi, come porte o ponti. In aggiunta a questo significato di protezione divina, è bene farvi sapere che è correlato anche a vita ed energia, fondamentali nella cultura del paese.
Questo è solo un esempio di come i colori possano avere interpretazioni diverse a seconda del contesto culturale. Ma cosa accade con gli altri colori?

Vediamo l’arancione ad esempio, può essere vitalità, creatività ed entusiasmo, oppure riflessione e cambiamento. Percepito solitamente come un colore che stimola positività ed energia, può comunque diventare sinonimo di tranquillità e introspezione, proprio come le foglie autunnali arancioni che simbolizzano la transitorietà della vita. La stessa simbologia la ritroviamo in Giappone, dove questo cambiamento di colore delle foglie d’acero prende un nome: il cosiddetto “mono no aware” o “bellezza effimera delle cose”; si distacca invece di molto con l’India, dove l’arancio equivale a spiritualità e rinuncia, soprattutto dei beni materiali. Vi siete mai chiesti perché i monaci induisti vestono proprio di arancione? La motivazione è proprio la relazione con il sacro, in particolare con le divinità Krishna e Ganesh. Inoltre, è simbolo di coraggio, tanto da essere rappresentato anche nella bandiera indiana. Ed infine non dimentichiamo la Cina, dove incarna un sentimento di equilibrio, essendo la perfetta fusione tra rosso e giallo.

Continuiamo dunque proprio con il giallo, un colore dalle mille sfumature simboliche, capace di spaziare dalla felicità alla prudenza. In Occidente lo associamo alla positività, alla gioia e all’energia, ma non è solo questo: la sua forte visibilità lo rende anche un segnale di attenzione, presente nei cartelli stradali e nei semafori. In Asia, invece, il giallo assume tutt’altro peso; non è un colore qualsiasi, bensì un simbolo di nobiltà, ricchezza e potere imperiale. Lo notiamo non solo in Cina, dove l’imperatore indossa spesso abiti gialli a simboleggiare il suo status esclusivo, ma anche in Thailandia, dove è associato alla monarchia e in particolare al lunedì, giorno dedicato al re. In Giappone, se un tempo era riservato all’aristocrazia, oggi richiama la vitalità ed è profondamente connesso alla natura, rappresentando la terra stessa. Infine, in India, assume un significato ancora più profondo: quello della saggezza e conoscenza spirituale. Lo possiamo infatti ritrovare nelle festività religiose, come il “Diwali”, o Festival delle luci, dove viene utilizzato nei decori e negli abiti.

Passiamo al suo complementare: il viola, un colore che unisce Oriente e Occidente, nobiltà e spiritualità. Nell’antico Giappone, era riservato esclusivamente alle élite, divenendo simbolo di eleganza e raffinatezza, un concetto ripreso anche in Occidente: di fatto, nell’antica Roma vestiva gli imperatori, mentre nel Medioevo adornava vescovi e aristocratici. Ma il viola non è solo lusso, è anche il colore della spiritualità, come ad esempio in Cina, dove richiama l’energia cosmica, oppure in Europa, dove è legato alla riflessione interiore e alla penitenza, come durante la Quaresima, periodo di introspezione e purificazione. E se in India i saggi indossano abiti viola per simboleggiare la loro ricerca spirituale, in Occidente lo ritroviamo nelle vesti liturgiche dei sacerdoti, con lo stesso significato.

Rimanendo sul tema dell’unione tra Occidente e Oriente, il blu è un altro colore che sembra accomunare entrambe le culture nei suoi significati, associato a serenità e fiducia. In Occidente è spesso associato al mondo professionale, usato soprattutto nel settore bancario per trasmettere affidabilità e in ambienti come camere da letto o spazi di meditazione per favorire l’equilibrio. Tuttavia, nonostante la sua accezione positiva, può anche trasmettere un senso di distacco emotivo, evocando solitudine, introspezione e una certa freddezza nelle relazioni. In Oriente, il blu mantiene in parte questo significato, rappresentando calma e stabilità in Giappone, pace e tranquillità in India e armonia in Cina. Proprio quest’ultima, però, gli attribuisce tre simbolismi aggiuntivi: quello dell’immortalità, poiché tutte le divinità taoiste sono vestite di blu, quello della guarigione, in quanto associato alla medicina tradizionale cinese, ed infine quello dell’intelligenza, simboleggiata nel Confucianesimo, dove il blu rappresenta conoscenza e ricerca della verità.

Per concludere questa serie di colori dai simbolismi condivisi, parliamo del verde, colore della natura, fertilità e salute in quasi tutto il mondo. Per noi occidentali è sinonimo di benessere, utilizzato spesso in campagne legate alla sostenibilità e alla salute, oltre che di calma, motivo per cui è scelto per ambienti come ospedali e spazi relax. Nonostante la maggioranza di significati positivi, porta con sé anche un’accezione negativa: l’invidia, radicata nella letteratura e nella cultura popolare. In Oriente assume prevalentemente accezioni positive, come in India, associato a fertilità, rinascita e vita (soprattutto in relazione al sacro albero di Banyan), oppure in Giappone, dove rappresenta freschezza, energia naturale e meditazione (in particolar modo nel contesto buddhista), oppure ancora in Cina, dove simboleggia pace, armonia e prosperità. Tuttavia, è nuovamente in questo paese che il verde acquisisce un significato insolito: il tradimento; nello specifico, l’espressione “cappello verde” indica un uomo tradito dalla moglie, un simbolismo nato negli antichi bordelli e ancora oggi parte della cultura cinese.

Abbiamo visto come il verde sia un colore universalmente legato alla natura e all’equilibrio, pur assumendo sfumature culturali diverse. Ma non tutti i colori trovano un punto d’incontro tra Oriente e Occidente. Il bianco, ad esempio, è l’emblema di questa netta divisione. In Occidente è sinonimo di semplicità e purezza; è ad esempio utilizzato nei matrimoni, dove la sposa indossa tradizionalmente un abito bianco per simboleggiare la sincerità dell’unione, oppure nell’architettura, usato per evocare pulizia, spazi aperti e luminosità. Ora dimenticate quanto appena detto, perchè ci spostiamo in Oriente, dove il bianco simboleggia lutto e morte; non importa che sia Cina, India o Giappone, durante i funerali si indossa questo colore per onorare i defunti. L’unico paese in cui questa tonalità assume un significato ambivalente è il Giappone, in quanto lutto e nuovo inizio sono equiparabili, tanto che, anche nei matrimoni, può accadere che venga scelto il tradizionale abito nuziale.

Se in Oriente il lutto è rappresentato dal bianco, dalla luce, in Occidente è associato al buio, o per meglio dire, al nero. Senza dubbio simbolo di morte e tristezza, ma anche di raffinatezza e autorità, abbastanza da ritrovarlo sia in sofisticato abito nero da sera, sia in contesti aziendali più formali. In Oriente, invece, si differenzia per la sua ambiguità: in Cina è associato sia alla morte, sia alle forze occulte, mentre in India è portatore di sfortuna, motivo per il quale viene evitato nei matrimoni. Infine in Giappone, torna il nero come colore dell’eleganza e del rispetto, di conseguenza, non sorprende vederlo anche in cerimonie formali sotto forma di tradizionale kimono.
Siamo arrivati al termine di questa esplorazione tra Est e Ovest, un percorso attraverso i colori e le loro molteplici interpretazioni. Non si tratta di semplici percezioni visive, bensì di veri e propri simboli culturali, intrecciati con la storia, la spiritualità e le tradizioni di ogni civiltà. Ogni tonalità racconta una storia unica, a volte condivisa, altre in netto contrasto, ricordandoci che il mondo è un mosaico di significati, o se preferite “un diamante dalle molteplici facce”, dove nulla è assoluto e tutto dipende dalla prospettiva con cui lo si guarda.

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