L’arte gioca un ruolo intrinseco nella vita personale e creativa di Viktor Horsting e Rolf Snoeren, i quali insieme creano alcuni dei capi più provocativi dell’haute couture del ventunesimo secolo. Fu proprio il mondo dell’arte ad abbracciare per primo i design di Viktor & Rolf dall’inizio della loro carriera fino ad oggi.
In molte delle loro interviste, come quella rilasciata a Thierry-Maxime Loriot, Viktor & Rolf parlano dell’enorme potenziale che la moda ha, pensano che possa diventare molto di più rispetto a quanto è percepita o a quanto le sia concesso di essere. Mentre lavorano all’interno dell’industria della moda, i due sono in continua sfida con essa. Loro utilizzano il termine “Fashion artist” per indicare quanto radicale, eccitante, impegnativo e sperimentale possa essere se i designer hanno la libertà e l’opportunità di esprimere la loro visione creativa.
I due, tra le varie, hanno esposto alla “National Gallery of Victoria” (NGV) nel 2016. Inoltre il Kunsthal di Rotterdam ha deciso di presentare le sorprendenti creazioni di Viktor & Rolf nel loro paese natale per celebrare il venticinquesimo anniversario del brand, con l’aggiunta di lavori per ampliare il nucleo della mostra.
Ma andiamo a scoprire meglio chi sono e come nasce il loro brand
Viktor Horsting e Rolf Snoeren si sono conosciuti all’Accademia di Arte e Design di Arnhem, nei Paesi Bassi. Dopo la laurea iniziarono a lavorare insieme, trasferendosi a Parigi nel 1993 per avviare la loro carriera. La prima collezione “Hyères” (1993) basata sulla distorsione, sulla ricostruzione e sulla stratificazione vinse tre premi presso il Salon Européen des Jeunes Stylistes presso il festival internazionale della Moda e della Fotografia. I primi tre anni della loro carriera li hanno trascorsi a Parigi in un piccolissimo appartamento dove erano costretti a spostare il materasso verso il muro per avere uno spazio dove lavorare. Nel 1998 i due esposero la loro prima collezione di haute couture entrando ufficialmente all’interno della scena dell’alta moda mondiale.
Oltre a realizzare le proprie linee di abbigliamento, Viktor & Rolf hanno collaborato con numerosi marchi, tra cui H&M con cui, nel 2006, hanno creato una linea di abbigliamento più accessibile al pubblico. Mentre nel 2002 l’azienda ha firmato con la celebre casa l’Oréal per la creazione di una linea di profumi. Il primo profumo prodotto dai Viktor & Rolf è stato Flowerbomb nel 2004.
Hanno poi imparato a non pensare al futuro ma a riflettere sul concetto di tempo applicato alla moda. Ѐ la velocità, a cui questo mondo ci costringe, che spesso li fa sentire nel contesto sbagliato. Hanno bisogno di fermarsi talvolta, per proiettare ciò che sono negli abiti che creano. Ed è questo il motivo per cui possiedono una collezione di oltre cento bambole del diciannovesimo secolo, che vestono Viktor & Rolf in miniatura, ma di questo ne parleremo meglio dopo! Con un approccio teatrale e a tratti quasi drammatico, inaspettato per due persone introverse come loro, ci hanno abituati alla viralità senza cercarla.
BEDTIME STORY

Presentata nel 2005 nel piccolo Théâtre des Bouffes du Nord, a Parigi, la sfilata dei Viktor & Rolf denominata Bedtime Story mostra una Karen Elson e Lily Cole con i capelli a fiamme che spiccano in una parata di modelle che disegnano il perimetro a cerchio del palco come dei sonnambuli con un look da “bella addormentata”. Alcune hanno i capelli perfettamente combinati appoggiati su giganteschi cuscini in satin bianco attaccati ai colli in seta dei cappotti che mimano il look delle lenzuola ben piegate dei letti. Gli indumenti sognati erano ricchi di dettagli ispirati alla camera da letto, come il pizzo sangallo, il trapuntato e i volant.
La collezione ispirata alla camera da letto presentava non solo look che ispiravano il sognare ad occhi aperti, grazie anche all’utilizzo principale di colori come il bianco ed il nero affiancati ad alcuni tessuti di seta rossa, ma rappresentavano anche l’eleganza tramite vestiti da sera sontuosi. Abiti di pizzo ricamati con rose, camicie con bordi ricamati e pieghe sul davanti, etc. Le coperte venivano trasformate in varie categorie di prodotto come cappotti con il collo in volpe, giacche smoking e pantaloni.
Un abito da ballo in tulle di seta bianco era abbellito dalla frase in chiffon rosso “I love you” che sembrava scritta con il rossetto rosso. Essa era impreziosita da una cascata di Swarovski rossi, che facevano riferimento ai sussurri provocatori della notte.
Per tutta la durata della sfilata, la cantante americana Tori Amos si esibì su un piano al centro del palco. Essa indossava un pigiama-kimono in satin di seta rosso, Amos suonò una ninna nanna ispirata a Song of Solomon,forse la più vecchia storia d’amore di tutti i tempi. Prima dello show, Amos parlò con i designer riguardo all’utilizzo di questa sacra celebrazione dell’amore e del desiderio, nonostante la performance stessa fu altamente improvvisata. Viktor & Rolf spiegano:
“Discutemmo la sua performance tramite una telefonata ma non avevamo idea di come e cosa esattamente lei avrebbe cantato. Non le avevamo chiesto, sapevamo che sarebbe andato tutto bene, credevamo in lei e volevamo anche darle una certa libertà – lei è un’artista. Fu fantastica perché, ovviamente, tu non puoi controllare l’esatta durata di uno show di moda, questo dipende da cosa accade nel backstage, dai ritocchi, da quanto sono veloci le modelle e in quanto tempo riescono a cambiarsi, etc. È durata più di quanto ci aspettassimo ma lei ha continuato ad improvvisare e ha portato ad un risultato meraviglioso.”
BLUE SCREEN: LONG LIVE IMMATERIAL!

Come suggerisce il sottotitolo, la collezione ready-to-wear ideata da Viktor & Rolf FW 2002-03 nominata “Blue Screen: Long live immaterial!” fu ispirata all’artista francese Yves Klein e ai suoi famosi dipinti monocromatici, in particolar modo quelli fatti utilizzando il colore blu oltremare che lui ha denominato come “International Klein Blue”. Questo omaggio a Klein riflette il desiderio dei due designer olandesi di andare oltre all’attuale prodotto per creare qualcosa di immateriale.
Per comunicare le loro idee riguardo alla natura effimera della moda, Viktor & Rolf hanno utilizzato degli schermi blu, utilizzati nei film e nella televisione industriale per creare effetti speciali, attraverso la sovrapposizione di immagini separate. Come nella loro collezione haute couture Blacklight, SS 1999, i capi in Blue Screen furono sostituiti – questa volta dall’inclusione di materiali di varie tonalità di blu all’interno dei design. I modelli venivano filmati mentre camminavano sulla passerella indossando la collezione, e allo stesso tempo dei footage venivano proiettati dietro, in tempo reale, su dei grandi schermi che accompagnavano la passerella. Sullo schermo, gli abiti blu furono “rimpiazzati” da una serie di immagini prese in prestito da mondi urbani e naturali, come per esempio footage dello skyline di New York City, i pozzi petroliferi del Texas, grandi autostrade imbottigliate di traffico, uccelli in volo, onde dell’oceano e montagne ricoperte di neve. I modelli “indossavano” letteralmente le immagini, e scomparivano all’interno di questi paesaggi cittadini, o immagini ritraenti la barriera corallina e il mare aperto.
Con i tagli e i dettagli di indumenti militari nautici, la collezione Blue Screen includeva variazioni di giacche da marinaio, design che riportavano le corde utilizzate in ambito nautico e una moltitudine di tasche e scompartimenti, e una grande stampa effetto cashemere che fungeva da grafica centrale.
“Noi abbiamo deliberatamente creato degli abiti iper dettagliati” dissero. “Noi volevamo che questi dettagli venissero annullati nella proiezione dell’immagine.”
La collezione costituiva una meditazione sulla natura effimera della moda e allo stesso tempo l’abilità di oltrepassare la materia.
DOLLS HOUSE

Nel 2008 Viktor & Rolf furono soggetto di una mostra al Barbican Art Gallery di Londra, intitolata “La casa di Viktor & Rolf”. Una mostra che metteva in scena una casa delle bambole alta sei metri popolata da queste tanto nominate bambole che indossavano le creazioni di Viktor & Rolf delle collezioni passate, tutto riprodotto in miniatura. La rappresentazione fu ispirata in parte dalla mostra del 1996 Launch ad Amsterdam, dove loro presentarono una visione da sogno del loro futuro, includendo un profumo finto, passerelle in miniatura, negozi, studi e set.
Le bambole, con teste di porcellana, capelli umani e corpi in cartapesta, sono state create per Viktor & Rolf da un artigiano belga dall’inizio del 2006, e la loro produzione continuò negli anni. I designer selezionano un pezzo per ogni nuova collezione che la bambola indosserà, e l’atelier dove vengono creati gli abiti haute couture lo ricreano in scala.
VAN GOGH GIRLS

La memorabile presentazione della collezione haute couture SS 2015 di Viktor & Rolf si è aperta con due abiti baby-doll di linea ad A con stampa floreale blu e bianca, abbinati a cappelli di paglia e infradito rivestite di tessuto. I successivi due abiti presentavano ciascuno un unico colore poi, gradualmente, ciascuno dei venti capi successivi “sbocciò” in dimensioni e gamma di colori, culminando con diversi pezzi sinuosi, colorati e scultorei.
L’atmosfera femminile della collezione era data dalla sigla del film “Rosemary’s baby” (1968), che inizia come una ninna nanna e diventa sempre più inquietante e misteriosa. L’essenziale mood bucolico dei look “countryside” fu trasformato da creazioni inaspettatamente scultoree che combinavano volumi grafici astratti con elementi organici, tra cui fiori tridimensionali. I cappelli di paglia, realizzati nell’atelier di Viktor & Rolf ad Amsterdam, sono aumentati di dimensioni durante la presentazione. A volte i loro lunghi steli di grano cadevano e sembravo fondersi con gli abiti voluminosi. Man mano che lo spettacolo progrediva, la superficie piatta e grafica del tessuto degli abiti si estendeva nelle tre dimensioni, il che significava che le modelle dovevano scansarsi a vicenda sulla passerella per evitare la collisione.
Il tessuto “Ankara” (denominato anche stampa africana) è stato prodotto utilizzando un’autentica tecnica di tintura a cera e stampa a blocchi batik. Il tutto venne realizzato da un’azienda di tessuti fondata nel 1846 nei Paesi Bassi. I designer spiegano:
“Abbiamo voluto creare l’outfit estivo per eccellenza: abiti a fiori indossati con cappelli di paglia e infradito. Stavamo cercando di fare qualcosa di molto discreto con questo tessuto, trasformando questa pittura bidimensionale in elementi tridimensionali. Appena una settimana prima della sfilata, abbiamo mostrato le foto dei fitting a Job Smeets dello Studio Job e ci disse: “Sembra così Van Gogh!” E noi abbiamo pensato che sarebbe stato un bel titolo per la collezione. É un ottimo collegamento con il pittore. Questo è un esempio molto atipico del nostro processo lavorativo, perché solitamente ci è molto chiaro fin dall’inizio quale sarà il titolo dello spettacolo.”
WEARABLE ART

Per la collezione haute couture FW 2015-16, presentata al Palais de Tokyo, Parigi, Viktor & Rolf hanno svelato una collezione di “arte indossabile” che sembrava trasformare letteralmente i dipinti incorniciati in capolavori haute couture. Per ciascuno dei venti look della collezione, le modelle indossavano uno strato di base in denim, nella maggior parte dei casi una tunica a maniche lunghe con polsini arrotolati che simulavano il grembiule di un artista, sopra il quale indossavano i dipinti: tele con cornice dorata decorate con nature morte o scene della mitologia classica scomposte e trasformate in mantelli, abiti o gonne. Durante la performance di presentazione della collezione, i designer sono apparsi sul palco per aiutare cinque modelle a spogliarsi parzialmente, rimuovendo i loro dipinti e appendendoli alla parete di fondo della passerella. Queste cinque opere, una delle quali era un trittico, apparivano come un “esplosione” o come una tela surreale che si scioglieva, fuoriuscendo dalla cornice.
Quelle che sembravano tele dipinte dagli antichi maestri erano, In realtà, tessuti jacquard che venivano poi tagliati al laser e accoppiati su un sottile strato di crêpe bianco, a sua volta accopiato con un lino belga di colore naturale, come quello favorito dai pittori. Sia il denim che le tele erano apparentemente schizzati di vernice, sebbene le gocce e le macchie fossero in realtà create con ricami e applicazioni. Le ”tele” erano puntate su un telaio e le cornici dorate erano realizzate con un legno leggero ricoperto con un panno dorato. “L’arte prende vita in una galleria di proporzioni surreali” si legge nel comunicato stampa della collezione. “Un abito si trasforma in un’opera d’arte, di nuovo in un abito e di nuovo in un’opera d’arte. La poesia diventa realtà, poi ritorna fantasia.” L’impressione era quella di lussuosi dipinti olandesi dell’età dell’oro trasformati dallo sforzo crudo e spontaneo dell’action painting. Viktor & Rolf spiegano il loro processo creativo:
Prima di lavorare sulla collezione “Wearable Art”, Viktor & Rolf hanno annunciato la decisione di cessare la produzione del ready-to-wear. Volevano sfruttare la libertà trovata nell’haute couture, per esplorare i limiti di vestibilità, funzione e forma. A questo punto dicono:
“La couture ha una funzione diversa per noi nel nostro mondo. Ci sentiamo più come artisti della moda. La sfida particolare in quella collezione era, quando un indumento diventava una scultura, e quando una scultura diventa una persona in movimento?”
La giornalista britannica Suzy Menkes ha osservato che “l’equilibrio tra arte e moda è difficile da trovare. Ma questa sfilata ha una certa bellezza, molto fascino e spunti per il pensiero sulla moda.”
PERFORMANCE OF SCULPTURES

La moda è arte? L’eterna domanda è stata risolta quando Viktor & Rolf hanno presentato una surreale fusione di sculture e moda per la loro collezione haute couture SS 2016, denominata Performance of Sculptures. L’esplorazione dei limiti “dell’arte da amplificare” da parte dei designer, inizia nella loro collezione SS 2015 “Van Gogh Girls” e ha trovato ulteriore espressione in “Performance of Sculptures”, in cui i confini tra scultura e abito sono stati offuscati al fine di mettere in discussione il rapporto tra chi lo indossa e i capi. Nei pezzi più estremi, il capo consumava il corpo del modello, oscurando la testa con abiti voluminosi in altezza e larghezza. La polo bianca classica, incontrava il cubismo in una serie di studi sulla forma in cui l’abbigliamento e gli elementi scultorei interagivano con una complessità crescente. La polo, con il suo rigoroso schema di maniche corte, chiusura con bottoni e collo aperto, è stato giustapposto con una selezione di ritratti surreali-cubisti, essi spesso sono assemblaggi burleschi di forme organiche. Tridimensionali caratteristiche del viso, come occhi, naso e labbra, emergevano dall’indumento e suggerivano varie prospettive. Le sculture antropomorfe sono state “rappresentate” durante una presentazione al Palais de Tokyo, Parigi, accompagnate da un’interpretazione corale della canzone dei Radiohead del 1993, “Creep”.
Durante la presentazione di performance of sculptures, Suzy Menkes scrisse: “C’era un pizzico di Picasso in tutto questo, una sfida coraggiosa da prendere. Ma come esercizio artistico, alcune di queste creazioni erano da ammirare. Quanto è intelligente far sembrare questi abiti modulari come se fossero scolpiti nella panna montata.”
Mentre i volumi grafici e geometrici della collezione suggerivano la mano di uno scultore che lavorava in modo rapido un materiale tridimensionale come la pietra o il gesso, in maniera improvvisata, tutti gli indumenti erano saggiamente eseguiti in tessuto, con ogni taglio apparentemente casuale, macchie e scheggiature meticolosamente rifinite a mano. A completare i look c’erano gli iconici stivali Dr. Martens. Da questa collezione, Viktor & Rolf svilupparono una capsule collection composta da tre pezzi in piqué bianco o nero, oltre a un’edizione limitata di venti pezzi numerati e firmati che sono stati presentati a Dover Street Market, Tokyo.
CHANGE

La collezione haute couture FW 2020 è composta da tre diversi mini-guardaroba, ciascuno dei quali simboleggia un diverso stato d’animo: ansia, confusione e amore. Ogni guardaroba è composto da tre completi: una camicia da notte, una vestaglia e un cappotto.
Il primo guardaroba incarna uno stato d’animo cupo: un sentimento di tristezza e rabbia, familiare ai tempi ricorrenti. Gli intricati intarsi in pizzo formano un interessante motivo di nuvole piovose, un simbolo appropriato della tristezza nell’aria di quei giorni.
Il secondo gruppo di outfit segnala emozioni contrastanti che tutti proviamo. A volte in alto, poi di nuovo in basso. La sconcertante ipnosi dei social media mette a rischio la nostra stabilità, sia fisica che mentale. Attirando i soggetti dal banale al puro orrore e viceversa, lasciandoli sconcertati. Il motivo a pois di emoji contraddittorie è ingegnosamente realizzato con inserti in pizzo giallo e in delicato raso.
Infine gli ultimi tre look irradiano amore per la SS 2020: la malinconia diventa serenità. Il cambiamento è necessario. decine di cuori scintillanti adornano l’ultimo guardaroba come simbolo di unità.
“Tutti meritano di essere amati, senza età, colore, genere, razza, religione o sessualità.”
Tre armadi per tre mentalità in tempi straordinari di cambiamento.

Lascia un commento